La giusta luce può salvare l’arte

La tecnologia che applicata all’illuminazione aiuta a conservare più a lungo i quadri antichi.

I nemici principali delle opere d’arte sono gli agenti esterni che le danneggiano. Osservando un quadro da vicino, per esempio, si possono notare delle crepe sulla superficie della tela, specialmente se il dipinto è molto antico. Questo danno è causato dalla luce, dall’energia radiante che colpisce la superficie del dipinto e provoca danni irreversibili all’opera d’arte.

Tuttavia, non tutto è perduto. Una ricerca, pubblicata sul The Journal of the Illuminating Engineering Society, dimostra come attraverso l’ottimizzazione con sistemi di illuminazione intelligenti è possibile ridurre drasticamente i danni ai dipinti, preservandone l’aspetto cromatico.

Il dilemma: fruibilità delle opere contro salvaguardia

Il problema delle lesioni alle opere d’arte causati da radiazioni infrarosse, ultraviolette e visibili (la luce) è ben documentato. Quando un fotone (una particella di luce elementare) viene assorbito da un pigmento di vernice, la molecola di pigmento si eleva a uno stato di energia più elevato e la composizione chimica della molecola cambia. Quello che succede si chiama azione fotochimica.

Vista dal punto di vista umano, l’azione fotochimica si manifesta con le crepe, lo scolorimento o l’indurimento superficiale.

La luce del giorno, che include le radiazioni infrarosse e ultraviolette, è altamente dannosa per i dipinti. Nei musei, per l’illuminazione è pratica comune usare diodi a incandescenza e, più recentemente, diodi luminosi (LED), per ridurre i danni.

Tuttavia, un gruppo di ricercatori ha dimostrato che la luce può causare degradazione del colore indipendentemente dalla tecnologia di illuminazione. I colori giallo brillante nei famosi Girasoli di Van Gogh stanno diventando marrone scuro a causa dell’assorbimento della luce blu e verde dai LED. La ricerca sulla conservazione delle opere d’arte fa sembrare che questa sia una battaglia persa.

Si potrebbe pensare che il miglior metodo di conservazione dei dipinti è la completa assenza di luce, ma abbiamo bisogno di luce per apprezzare la bellezza di queste opere.

Questo ci lascia con un dilemma: visibilità o danno?

La soluzione è ottimizzare la luce

La tecnologia di illuminazione in sé potrebbe non essere sufficiente per affrontare questo dilemma. Tuttavia, il modo in cui usiamo la tecnologia può fare la differenza.

Secondo l’Università di Sydney, questo problema si potrebbe affrontare con un approccio che si basa su tre fatti chiave:

  • la luce innesca azioni fotochimiche solo quando viene assorbita da un pigmento
  • il fattore di riflettanza di un pigmento, cioè la sua efficacia nel riflettere la luce, determina la quantità di assorbimento della luce
  • la potenza luminosa, cioè composizione dello spettro luminoso e intensità della luce, dei dispositivi di illuminazione, come i LED, può essere regolata con precisione.

È possibile misurare il fattore di riflettanza di un dipinto e ottimizzare l’illuminazione per ridurre l’assorbimento. Risultati di alcune ricerche hanno dimostrato che l’ottimizzazione della luce per ridurre l’assorbimento può diminuire significativamente il consumo di energia e senza perdita di esperienza visiva. Gli oggetti sembrano ugualmente naturali e attraenti sotto le fonti di luce ottimizzate rispetto alle normali fonti di luce bianca.

In questo nuovo studio, abbiamo ottimizzato i LED per cinque dipinti per ridurre l’assorbimento della luce. Utilizzando un algoritmo genetico di intelligenza artificiale, è possibile ridurre l’assorbimento della luce di una percentuale tra il 19% e il 47%. Oltre ai benefici per la pittura, questo metodo ha anche quasi dimezzato l’energia consumata dall’illuminazione.

Oltre a unamaggiore sostenibilità e conservazione dell’arte, la qualità del colore dei dipinti è stato un altro parametro di cui si è tenuto contro in questo processo di ottimizzazione. L’aspetto cromatico e la luminosità dei dipinti sono stati mantenuti costanti per non ridurre l’apprezzamento dell’opera d’arte. Questo succedere accade per via di una stranezza nel nostro sistema visivo. Le cellule dei coni fotorecettori, le cellule delle nostre retine che consentono la visione dei colori, non sono ugualmente sensibili all’intero spettro visibile.

Diverse combinazioni di lunghezza d’onda e intensità possono causare segnali identici nel nostro cervello. Questo permette una certa flessibilità nell’uso di diverse fonti di luce per facilitare identici aspetti cromatici.

Questo sistema di illuminazione intelligente richiede la scansione della grafica per ottenere informazioni sul colore. Quindi, un sistema di proiezione emette con precisione una luce ottimizzata per la pittura.

Questo metodo offre una soluzione per prolungare la durata delle opere d’arte, senza il bisogno di doverle lasciare al buio.

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