L’ossessione per la luce degli schermi

All’Amsterdam Light Festival, l’installazione che rappresenta questa nuova dipendenza.

Guardare e riguardare lo schermo senza poterne a fare a meno. La brillantezza dei display digitali attrae la nostra attenzione e crea dipendenza, come un tarlo ossessivo che abbiamo nella testa e di cui non riusciamo (vogliamo?) liberarci.

L’Internet Addiction Disorder è diventato un tema d’interesse anche nel mondo del design, come qualcosa di caratteristico della società dei nostri tempi. In occasione dell’ultimo Amsterdam Light Festival (il cui tema era ‘the medium is the message’, il mezzo è il messaggio), sono comparse nel cuore della capitale olandese delle sculture di luce, realizzate dall’azienda Design Bridge in collaborazione con l’artista britannico Gali May Lucas.

Queste figure luminose, denominate ‘Absorbed by Light’, installate fuori dall’Hermitage, vogliono rappresentare la nostra costante attrazione verso gli schermi che illuminano le nostre vite. Tuttavia, questa luce che ci fornisce informazioni, aggiornamenti social e messaggini brevi a ogni istante, ci allontana dal mondo ‘reale’, quello tangibile.

Su una panchina, tre figure di persone sono sedute una accanto all’altra nelle pose e nelle posizioni tipiche di chi sta interagendo col proprio smartphone. La loro testa è piegata, le dita digitano e strisciano sullo schermo, i volti brillano nella luce riflessa. I loro corpi sono fisicamente presenti, ma le loro menti sono altrove.

Ogni anno, per l’Amsterdam Light Festival 30 nuove sculture e installazioni illuminano le strade della città per i mesi di dicembre e gennaio.

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